martedì 16 settembre 2014

I numeri gonfiati che le aziende dovrebbero conoscere prima di investire sulle blogger

Sintesi del big business delle blogger che vengono pagate dalle aziende.
Ho letto un articolo molto chiaro e scritto benissimo che racconta la verità sui numeri da capogiro di certe influencer e blogger. Lei è Lucia del Pasqua e poichè faccio parte anche io della categoria di "sfigate" ma oneste citate nel suo articolo su VF voglio riportarlo così come  è senza ovviamente prendermene i meriti: " Questa è una comunicazione importante per tutte quelle aziende, o per chi fa loro da tramite, le agenzie, che decidono di investire sulle blogger: quando un marchio paga una blogger per un product placement, scegliendo quella blogger perché ha tantissimi fan, che in realtà ha comprato, è come se la blogger commettesse una frode nei confronti dell’azienda.

Esatto, la blogger inganna l’azienda, gli ruba soldi. Forse la cosa si sapeva, ma non si era mai detta in questi termini.
Le aziende guardano i numeri, quasi esclusivamente, purtroppo, quindi un marchio, 9 volte su 10, decide di investire su una determinata influencer perché ha dei numeri pazzeschi (le interazioni, l’engagement invece, questi sconosciuti…); e il “bello” è che spesso se siano veri o finti non pare sia un problema per la stessa azienda che a volte non solo ne è pure consapevole, ma tace (poiché talvolta è la prima a comprare fan per la proprie pagine).
La popolarità si compra su Internet, e pure a poco prezzo.
Esempio: su boostlikes.com, ci sono tariffario, data di consegna dei likes e pure il target: cioè posso scegliere di avere fans americani, indiani o in generale “worldwilde”.
Ma questo s’è sempre saputo, no? Sì, ma evidentemente non è abbastanza.
Il polverone è riesploso grazie al sito racked.com, il cui link dell’articolo in questione andrebbe spammato a tutti i brand che investono palesemente in blogger “finte”.
Ops, dice che la famosissima Aimee Song di Song of Style abbia comprato fans, ops, i soldi glie li avete già dati…
Ma dagli errori si impara, aziende e blogger, o no? Si spera.
No. Per le blogger sfigate, come me, tanto per farvi capire, con pochi follower su Instagram e su Facebook (come potete vedere), rispetto alle migliaia millantati da chicchessia, è difficile farsi notare perché il mercato è saturo, quindi qual è la soluzione? Facile: se un giorno hai 1000 fans, dopo minimo cinque giorni, non dimenticatevi i tempi di consegna, se ne possono benissimo avere 20.000. Se poi per caso qualcuno fa lo stamp dei numeri prima e dopo la giustificazione è che “non mi aspettavo questo successo, il blog è cresciuto così, all’improvviso”.
Certo, e Pinocchio aveva il naso a patata.
Sempre sul post di racked.com c’è la testimonianza di una blogger, Kirsten Jassies, che ha dichiarato di aver provato a comprare fans su Instagram, il social network più gettonato e richiesto dalle aziende (le “vere” web influencer devono avere migliaia, milioni di fans lì). Si è pentita? Non lo rifarebbe, ma è un giochino che potrebbe essere comunque utile per l’immagine. E nessuno lo metteva in dubbio.
Insomma, non è che rinneghi al 100%, ma almeno è sincera, cosa che adesso è davvero rara. Pensate che ci sono moltissime blogger che hanno comprato tutta l’Indonesia fake, con poi o 2 likes a foto, o 400 likes tutti arabi o asiatici (la proporzione non è credibile), e che sostengono con forza di essere “pulite”.
Le ammiro solo per il coraggio.
La conclusione è dunque amara: le aziende continuano ad investire sui numeri, poco sulla qualità"

1 commento:

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